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IL TERRITORIO

QUARTO D'ALTINO
PORTEGRANDI
TREPALADE
CRETE
TRESSE

L'abitato di Quarto d'Altino prende il nome dall'antica città romana Altino. Un tempo si chiamava San Michele del Quarto: dove Quarto sta appunto per quarto di miglio che lo separa da Altino (ad Quartum Lapidem). La denominazione attuale è stata assunta nel 1946, quale richiamo alle proprie nobili origini. La superficie comunale è di 28 kmq. I comuni limitrofi sono: Venezia, Marcon, Musile di Piave, Roncade, Casale sul Sile. Il centro altinate che dista 24 chilometri da Venezia, è raggiungibile comodamente per autostrada (uscita propria), ferrovia, strade statali e provinciali.
Le località-borghi-contrade, mantengono tuttora i nomi con i quali furono chiamate nel lontano passato: Altino, Trepalade, San Michele Vecchio, Portegrandi, Crete, Tresse. Sono considerate ufficialmente frazioni Altino e Portegrandi. Per dovere d'origine, è onesto partire nella descrizione, dalla frazione che fu il primo centro abitato della zona: ALTINO. Oggi questo bel centro risente di una carenza di abitanti e di case. L'ambiente e tuttavia pervaso da una dolcezza naturale che ricorda negli scavi archeologici, 1'antico e importante passato.
Il Museo Archeologico situato accanto alla chiesa parrocchiale, conserva i reperti della età Romana, antefatto determinante in tutta la località che viene anche indicata quale terra dell'età paleoveneta. Prima dell'avvento dei Romani ai Paleoveneti (Euganei) si sono, in successive ondate, sovrapposti altri popoli, quali, si suppone, gli "Heneti" della Paflagonia (Asia minore, attuale Turchia), in seguito alla caduta della città di Troia e celebrati da Omero in un suo libro dell'Iliade. Il contatto con i Romani che avvenne nel II secolo a.C., non fu violento, ma si concretizzo in alleanze, quindi in fusione nel periodo tra gli anni 49 e 42 a.C. Il geografo romano Strabone ci illumina l'epoca, decantando la salubrità del clima, che era dolce, ben mitigato d'inverno e d'estate dalla brezza del mare. Le coste erano coperte da boschi e macchie di vegetazione, dai tamarici agli abeti, olmi, pini, carpini, tigli, querce; piante tutte che costituivano una vera e propria selva: la foresta di Fetonte, cosi chiamata in onore del figlio del Sole, secondo l'uso romano di considerare sacre le selve. Alla fine del I secolo a.C., 1'Italia venne divisa dall'imperatore romano Augusto, in undici circoscrizioni. Venetia et Histria fu chiamata la Decima Regio nella quale Altino occupò un ruolo molto importante. Lo storico e naturalista romano Caio Plinio Secondo (detto Plinio il Vecchio), ci indica la città di Altino come fiorente municipio romano, che nell'anno 42 a.C., in relazione all'impresa di Gaio Asinio Pollione giunto nella Decima Regio in appoggio a Marco Antonio, viene a proporsi come uno dei maggiori scali della laguna veneta e dell'alto Adriatico.

 Ma fu la costruzione della via Claudia Augusta, voluta dall'imperatore romano Claudio, come via di comunicazione fino all'attuale Ausburg, a rendere importante la città e il suo territorio. Un collegamento fra 1'Adriatico e i paesi danubiani e germanici, che finì per fare di Altino uno dei centri dell'intera regione, soprattutto per il suo importante porto. La strada e tuttora percorribile dall'abitato di Quarto d'Altino per un buon tratto in direzione di Altino: mentre il vecchio tracciato e ancora rilevabile nell'attuale via Claudia Augusta dei comuni di Roncade e Silea. La fortuna della città e tutta collegata alle strade fatte dai Romani. Il centro fu attraversato anche dalla via Annia costruita dal pretore Tito Annio Rufo nel 131 a.C. come completamento della via Flaminia, che andava da Roma a Rimini e con la via Annia univa l'Urbe ad Aquileia, passando per Adria, Padova, Altino, Concordia. La città divenne di primario interesse logistico. Si ingrandi e si adorno di ampie costruzioni, templi e abitazioni bellissime del cui fasto si apprezzano i resti rinvenuti nel corso degli scavi tuttora visibili. Il Museo Archeologico di Altino e attiguo alla chiesa nuova intitolata a S. Eliodoro, che fu il primo Vescovo di Altino. Divenne Vescovo nell'anno 381 d.C. in occasione di un Concilio tenuto ad Aquileia. Egli apparteneva ad una nobile famiglia residente ad Altino. La decadenza del Municipio romano inizio con 1'invasione dei barbari di Attila (452 d.C.), che fecero fuggire gli abitanti a Torcello, dove successivamente si trasferì anche la sede vescovile. I dati, secondo diversi studiosi, non sono sicuramente documentabili essendo non precisamente noto il percorso geografico delle orde attilane. Certe appaiono invece le trasformazioni ambientali e climatiche; dapprima sfruttata come zona di recupero di materiali da costruzione dai veneziani, poi definitivamente abbandonata alle acque lagunari, che complici 1'abbassamento del suolo e 1'abbandono di ogni opera idraulica, ne fecero una palude sommergendone il ricordo fino al XV secolo.

Oggi possiamo solo raccogliere la grandezza di questa città dai resti concentrati nel museo. Reperti e testimonianze di Altino Romana e delle necropoli che la cingevano, sono ora conservati in due ampie stanze e nel cortile; sono solo una parte del materiale trovato e trafugato in vari tempi. Nato nel 1960 su progetto dell'architetto Ferdinando Forlati e col contributo della Sopraintendenza Archeologica di Venezia, e meta di visita per studenti di ogni ordine e grado e per turisti italiani e stranieri. Le operazioni di scavo arricchiscono ritrovamenti per un ammontare di oltre tremila pezzi esposti. L'antico Municipio romano e ricostruibile mentalmente, osservando cornicioni, capitelli, iscrizioni votive, monumenti funerari, frammenti architettonici dell'abitato. Nelle vetrine si possono osservare resti di intonaci parietali, sculture, bronzetti. Nella prima saletta si trovano gemme, monete, statue, urne, vasi funerari, anfore, balsamari, fibule, vetri policromi, ciotole. Di fronte al museo, oltre la strada, 1'area degli scavi è aperta al pubblico. Di notevole interesse i resti di abitazioni e alcuni pavimenti musivi. Dall'altro lato della strada e visibile un pavimento di strada urbana. Al piano terra del palazzo della delegazione municipale a Mestre, è situata una parte di colonna portante relativa ad una antica costruzione in Altino.



QUARTO D'ALTINO

E' la sede del Comune ed è la località più grande della zona. Sviluppatasi attorno alla attuale chiesa parrocchiale, edificata verso la fine dell'Ottocento, è oggi il cuore commerciale altinate. La zona è in continuo sviluppo edilizio e conta una notevole migrazione di popolazione prevalentemente mestrina. Vicinissima al Sile, offre camminamenti naturali sulla riva con una visione panoramica del fiume estremamente pittorica. Nel lontano passato, il centro prese il nome di San Michele del Quarto, poiché Altino era entrata a Far parte della diocesi di Torcello. Il toponimo San Michele del Quarto venne conferito a questa località con diploma dell'imperatore germanico Ottone Terzo nell'anno 996 d.C., che emise il documento dalla sede di Ravenna, su sollecitazione del patriziato veneziano interessato ad aprire mercati in terraferma con aree Franche e creazione di porti commerciali sul Sile.

Quarto d'Altino deve molto del suo aspetto per essere una località aperta, che si e sviluppata secondo aggregazioni fondiarie ed economico-agricole. Ha partecipato alle vicende delle due guerre mondiali; esse non sono state, qui come altrove, particolarmente determinanti come azioni militari, ma hanno costituito una testimonianza di impegno morale e civile, ricordate nelle lapidi erette alla memoria dei caduti. In origine la pievania di San Michele (del Quarto), tra gli anni 800 e 813 d.C., secondo alcuni storici, si trovava a Nord dell'attuale nuovo paese, nella località ora denominata San Michele Vecchio, e in zona di confine tra la provincia di Treviso e Venezia. La lineazione di confine e ancora oggi costituita dalla Fossa d'Argine: lungo canale rettilineo. La vecchia canonica ricostruita nel 1788 e tuttora visibile, sia pure in degrado, e nella vicina area coltivata a vitigno sorgeva l'antica chiesa di San Michele circondata dal cimitero. Nella bella località di San Michele Vecchio che costituiva la maggior parte delle abitazioni di Quarto d'Altino, e di notevole interesse storico-artistico il palazzo Zorzi detto il tribunale (XVI sec.) e a Quarto d'Altino la villa Lucheschi (XVIII sec.) gia chiamata "palazzino Balbi". La scelta di spostare il paese da San Michele del Quarto alla nuova sede di Quarto d'Altino, e stata una diretta conseguenza del richiamo commerciale rappresentato dal passaggio della linea ferroviaria Venezia-Trieste, attivata nella seconda meta del 1800. Anche la costruzione del ponte stradale sul Sile che mette in comunicazione il territorio roncadese con la stazione ferroviaria di Quarto d'Altino, e da collegarsi con nuove necessita espansive avvenute verso la fine del secolo scorso. Di particolare interesse a Quarto d'Altino, oltre alla bellezza locale del Sile, e la torre campanaria accanto alla chiesa parrocchiale. Fu costruita negli anni 1945-1956 per l'assidua volontà del parroco mons. Carlo Scattolin, che resse la parrocchia dal 1937 al 1976; un lungo periodo che gli permise di portare a termine l'impresa. Nacque con i Fondi volontari della comunità. Il basamento della torre e fasciato da formelle di marmo bianco (pietra d'Istria) sulle quali sono incisi i nomi dei principali benefattori o comunque di coloro che si attivarono per la costruzione. La torre è "visitabile" all'interno per il camminamento a chiocciola che più sale, più offre stupende immagini panoramiche. La costruzione cilindrica in mattoni rossi e marmi bianchi, rappresenta una straordinaria qualità figurale per la sua elevazione verticale che simboleggia un singolo modo di essere tra cielo e terra. Vista da lontano esprime il centro Focale di tutto l'abitato altinate. La torre ricorda vagamente, nella originale impostazione cilindrica, il noto campanile di Caorle e la torre di Tessera. Il fabbricato fu realizzato su progetto dell'architetto Angelo Scattolin. Spicca il cromatismo delicato tra i mattoni rossi e gli elementi marmorei, che la accompagnano sino alla torre campanaria. Il camminamento interno termina sul giro di un loggiato con marcatura a colonna dei davanzali in pietra d'Istria. Il centro della cuspide e sormontato da una statua girevole raffigurante un grande angelo in acciaio. La chiesa di Quarto d'Altino, intitolata a San Michele Arcangelo, rappresenta per la sua posizione il centro del paese. Della vecchia chiesa sita in San Michele Vecchio, che doveva essere di notevole interesse storico, non rimane più nulla, salvo una acquasantiera murale posta vicina all'entrata della porta laterale destra della parrocchia. La facciata in mattoni rossi presenta sobrie linee neoclassiche tripartita verticalmente da lesene sostenenti un timpano triangolare. L'interno e ad aula unica con quattro altari, due per lato, e 1'altare maggiore Frontale. Subito dietro l'altare maggiore si trova l'ampio organo a 43 canne costruito da Beniamino Zanin nel 1908. Un grande quadro ricavato da una pittura di Guido Reni, situato nella parete di Fondo dell'abside, rappresenta la vittoria di San Michele Arcangelo sul demonio. Le pareti presentano in alto, collocati tra le colonne murate, una serie di affreschi raffiguranti i santi: S. Magno, S. Liberale, S. Isidoro Contadino, S. Monica Vedova, S. Agnese, S. Eliodoro, S. Francesco di Sales, S. Margherita Alacoque, S. Teresina del B. Gesu, S. Biagio. Di un certo interesse sono gli affreschi degli archi portanti relativi ai quattro altari. Le due pareti del presbiterio mostrano una elegante compostezza classicheggiante del complesso, con trifore luminose del loggiato da ambo le parti. Il soffitto presenta una serie di disegni geometrici con comparto centrale e linee corniciate a stucco bianco. II primo parroco fu don Cesare De Martini che resse la parrocchia dal 1902 al 1922. Dobbiamo quindi ritenere che fu aperta al culto nei primi anni del Novecento. 

Quarto d'Altino oggi, specialmente sotto l'aspetto urbanistico, e di parecchio cambiato rispetto al passato e si avvia a diventare città. Il paese e fulcro di collegamento per arterie stradali che collegano altri centri vicini, come Musestre, Roncade, Casale sul Sile, tutti in area trevigiana, ma che beneficiano della stazione Ferroviaria di Quarto d'Altino. Caratterizzato in passato da grandi proprietà terriere, solo negli ultimi decenni, il centro ha risentito delle attività produttive prevalentemente mestrine (Porto Marghera), che hanno contribuito al decentramento urbano di Mestre, modificando indirettamente la fisionomia socio-economico-culturale di Quarto d'Altino.
L'impianto viario del paese, con lunghi rettilinei a viali alberati che si intersecano a intervalli regolari con strade minori, formano un sistema che caratterizza la geometria delle strade che un tempo solcavano una fertile campagna e in cui forse, non furono estranee le influenze del reticolato romano.
Per via Claudia Augusta, in località detta "Casona" si giunge ad un piccolo oratorio già denominato della SS. Trinità, ora dedicato alla Madonna del Carmine. Nel periodo estivo e meta della annuale processione religiosa.



PORTEGRANDI

Questa grande Frazione nasce col "taglio" del Sile avvenuto nel 1683 (alcuni storici indicano le date 1680 o 1684).
In quel periodo le acque del Sile che si immettevano direttamente in laguna, vennero deviate nel Valveo della Piave Vecchia, al margine orientale della laguna, con un taglio che le fa scorrere lungo un canale artificiale chiamato Taglio del Sile. Con 1'apertura del Taglio si pose il problema del deflusso delle acque per pendenza d'alveo. Il "Taglio" è un fiume "pensile", più elevato delle terre circostanti, cosi che ad ogni piccola "brentana" provoca danni alle colture nei campi tutt'intomo; per ovviare a queste innondazioni fu aperto il Businello (1696), che permetteva e permette di mantenere sempre lo stesso livello delle acque. Per permettere la navigazione e i traffici verso la laguna, si rese necessario lo scavo di una "conca" di dislivello, tuttora funzionante, che permette, per riempimento, e in breve tempo, un innalzamento delle acque nel "vaso", quindi favorisce il passaggio dei natanti con la apertura delle grandi "porte" in "buono e sodo legname di rovere e larese ben inchiodato", costruite tra il 1682 e il 1684. La località chiamata Bocca di Valle, ben presto comincio a chiamarsi Porte Grandi e nei pressi delle "porte" o "portesine", sia a Bocca di Valle, sia a Bocca della Fossetta, che a Trepalade e ancora presente il tariffario inciso su pietra d'lstria, che riporta il "dazio" o "balzelli" per il passaggio dei natanti. La frazione e oggi assai frequentata, specie d'estate, dal passaggio di natanti e vaporetti fluviali con turisti. L'ambiente originario ha subito un incremento delle costruzioni pur mantenendo tuttavia il primo disegno abitativo.

 La località e ricca di verde, amena, tranquilla; ci riporta ad un periodo lontanissimo, ancora intatto e naturalisticamente godibile. Il centro di Portegrandi, nella parte urbana sorta ai margini della statale triestina, è costituito dalla chiesa parrocchiale intitolata a San Magno e dalla piazzetta. E' uno svincolo stradale importante perché immette sulla statale triestina e sulla strada per Jesolo. La chiesa fu costruita negli anni 1912-1926 ed è la chiesa erede di Trepalade. Nella bella facciata ha un mosaico a disco raffigurante San Magno, che tiene in mano la chiesa di S. Maria Formosa di Venezia, alla cui costruzione contribuì egli stesso. Un altro interessante mosaico e posto nel lunotto sopra l'entrata. L'interno ad aula unica e dotato di pregevoli affreschi nel soffitto. II presbiterio e in stile classicheggiante con piccole trifore nel loggiato da ambo le parti. Il cielo dell'abside spicca per la Freschezza della tonalità azzurra dell'affresco. Sulla parete sinistra una pala attribuita a pittore veneto della seconda meta del Seicento, raffigura S. Magno in Gloria con la Beata Vergine coronata dalla SS. Trinità. Un'altra bella tela attribuita alla scuola del Padovanino, rappresenta la Sacra Famiglia. Di indubbio interesse 1'altare situato alla parete destra, forse proveniente dalla chiesa di Trepalade, ora dedicato a S. Antonio; di stile veneto del secolo XVIII e in pietra e marmi. Due colonne corinzie sostengono un timpano curvo su cui sono due putti ed un angelo orante. Anche alcune parti marmoree, il paliotto e sue colonne laterali dell'altare maggiore, sono di antica provenienza. Nel bel oratorio di Ca Corner è collocata la "Madonna Nera col bambino"; magnifica statua in pregiato legno nero che mantiene una lucentezza eccezionale. Una credenza popolare la ritiene trovata ai bordi della riva del fiume e non si bruciò quando accidentalmente la misero tra gli sterpi della campagna.
Tra la fine del 1700 e la formazione dell'Unità d'Italia, avvenuta nella seconda meta dell'Ottocento, il periodo vide le dominazioni francesi e austriache e si verificò la doppia municipalità di Portegrandi e San Michele del Quarto.



TREPALADE

La bella località-borgo, presenta la sua originaria identità ancora ben conservata.
Il nome le deriva dalle tre palizzate di sbarramento erette all'interno del Sile, per costringere le barche ad accostare a riva, dove c'era l'edificio della dogana. (Sbarramenti comuni agli ingressi della laguna; per terra invece si aveva, nel padovano la "stanga" e nel trevigiano la "sbara").
Sempre per il ruolo doganale che svolgeva, la località era designata anche con il termine la "Scrivania". La località, era infatti luogo di transito tra il dominio veneziano e la Marca trevigiana e rivestiva quindi anche un importante ruolo strategico.
Il borgo, sorto verso l' inizio del 1500, fu costruito vicino al punto in cui il canale Siloncello (chiamato anche Sioncello, Sigaia, Cigaia), si unisce al Sile attraverso una conca detta "le portesine", tuttora esistente, sorta nel 1682 e ricostruita nel 1684, e attorno alla Granza, edificio che comprendeva la chiesa, intitolata a S. Magno, Vescovo nato ad Altino, la locanda, un magazzino-deposito, di proprietà dei monaci benedettini di S. Stefano del monastero di Altino.

Il percorso del Siloncello era la via fluviale che permetteva l'accesso, in epoca medioevale, alle isole torcellane con piccoli natanti.
La ricostruzione della porta del Siloncello si rese necessaria perché le acque del Sile avevano rotto 1'argine e si riversavano nel canale emissario. I lavori furono indispensabili per evitare che le acque si riversassero in laguna danneggiando Venezia; situazione frequente all'epoca per la quale fu necessario il "taglio" del Sile.
L'antica cappella curaziale di Trepalade è ora trasformata in abitazione privata ed è ravvisabile solo sul lato destro della casa, dove probabilmente c'era 1'entrata principale. Pochi resti del materiale chiesastico fu trasferito nella chiesa di Portegrandi. Nella zona di Trepalade esistevano anche tre o quattro oratori (ora scomparsi) e il borgo doveva essere abitato da un buon numero di persone. Attualmente nella località sono di notevole interesse alcune costruzioni quali il palazzo rinascimentale del nobile veneziano Francesco Foscolo, ora proprietà Rondinelli, con all'intemo alcuni affreschi raffiguranti scene di battaglia; il grande rustico casa Bagattin; la Ca' delle Anfore, già proprietà Foscolo, ora noto ristorante; la casa rurale detta le "Brustoae".



CRETE

E' un raccolto borgo, ben distribuito, ricco di verde e tranquillità.
Il nome le deriva, con molta probabilità, dalla zona delle crete, cioè argillosa, atta alla fabbricazione di laterizi (Crete).
Situato a breve distanza chilometrica da Quarto d'Altino è in zona rientrante rispetto alla statale che porta a Mestre, nacque per favorire lo stabilirsi di attività rurali relative alla vita agricola della vasta area coltivata a campi. Si articola ora in un nucleo urbano di costruzioni singole, moderne, che costituiscono una maglia abitativa a "misura d'uomo".
Nella zona esistono i resti di un bosco planiziale di antica data, che mantengono tutt'ora una loro potenzialità e possono essere il punto di partenza per una ricostruzione boschiva di indubbio interesse turistico.



TRESSE

Suggestiva località che si trova poco dopo 1'inizio della statale per Jesolo.
Il suo toponimo deriva dal termine dialettale (volgare) "a tresso" (per traverso, di traverso o attraverso) dato dal disegno insediativo molto semplice e lineare, ricorda un agglomerato di abitazioni che in un recente passato erano case rurali, ora in gran parte abbandonate.
E' il tipico agglomerato di pianura raccolto nelle sue case e aperto verso la campagna. La bianca chiesetta e grazioso campanile, e sorta per la munificenza del proprietario terriero Dal Ferro e la volontà di monsignor Pasquini ed e intitolata al Santo Nome di Maria. Le trasformazioni apportate alle abitazioni, rappresentano ancora il simbolo del passato prevalentemente agricolo. Qualche portale d'ingresso e qualche vano-camino sporgente dal volume delle case, fanno de borgo Tresse un originale abitato particolarmente armonioso.

ultima modifica in data :  giovedì 19 dicembre 2013
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